Monica Coccimiglio
Amanda Mazzuca
Emanuela Mannarino
Duilia De Piro
Rosanna Mannarino
Maria Rosaria Mazzarello
Marcella Staccunnedu
Lucia Perri
Loredana Magliocco
Paolo Aloe
Anna Rosaria Pino
Stefania Suriano
Anna Veltri
Alessandra Pucci
Giovanna De Pascale
Genoveffa Guzzo Bonifacio
Carlo Porcella
Pasquale Mazzuca

Lettere Dal Cuore Di Amantea


Caro signor Gratton,

avrà ricevuto migliaia di lettere di persone che dicono di capire il suo dolore, ma non é così, nessuno può capirlo se non chi lo ha provato veramente. Il suo dolore é incolmabile e inspiegabile e ciò che lei prova al pensiero che sua moglie non solo é stata uccisa da uno sconosciuto, ma che questo abbia abusato sessualmente di lei, non la conforta affatto. Sinceramente, penso che sua moglie non abbia subito la sola violenza del suo uccisore, perché‚ é stata violentata anche dai giornalisti, che senza alcuno scrupolo anno scritto cose che sua moglie non avrebbe mai pensato di fare; dai medici legali che hanno effettuato l'autopsia, che l'hanno vista nuda e fotografato ogni centimetro del suo corpo mettendo poi questo materiale a disposizione della polizia e degli avvocati che inevitabilmente l'hanno nuovamente violentata, facendo congetture sui suoi attributi fisici. Una morte violenta destinata a diventare un caso pubblico che fa perdere la dignità della persona morta. Purtroppo é cosi, viviamo in una società dove l'aspetto legale-sanitario é più importante della riservatezza di una persona, specialmente se questa é morta. Nonostante tutto, penso che la signora Pia verrà presa come modello da seguire, o almeno come tale verrà presa la sua filosofia che la faceva sorridere ed avanzare con fiducia nel prossimo, senza alcuna paura. Le sono vicina.

Monica Coccimiglio


Anche se le cose perdute non si potranno mai più riavere, tu, mia cara Pia, resterai sempre viva e presente nella mia vita.
Lo so, ed é triste pensare che da oggi in poi, non ci sarà nessuno che mi farà luce nei momenti bui, che vengono a crearsi dentro il mio cuore; non ci sarà nessuno che riscalderà il freddo di una cosi crudele solitudine. Mi guardo intorno ed ogni cosa mi parla di te, in ogni cosa vedo il tuo sorriso, sento il tuo profumo, ma, la voglia di vivere che esprimevi in ogni gesto é la più presente. Solo la mia morte, potrà portar via la tua immagine che per sempre mi resterà accanto. Quest'immagine vale più della mia stessa vita. In essa c'é l'entusiasmo, il coraggio che mi dà la forza per riprendere a vivere, ma, per finire la lotta che tu avevi cominciato, e che non sei riuscita a finire, per un gesto di cui nemmeno il colpevole sa il perché.

Amanda Mazzuca


Egregio prof. Enrico Gratton,

sono una ragazza italiana di 17 anni e frequento il 4º anno di Liceo Scientifico ad Amantea. Ho letto, insieme alla mia classe la sua lettera pubblicata su " Repubblica ", e di questa mi ha colpito il modo in cui lei ha presentato a tutti la cara Maria Pia. La sua storia ha suscitato in me una profonda riflessione, e per questo ho voluto aiutarla a ricordare la generosità e la magnanimità di sua moglie, pensando di istituire un " club ", in cui si potessero affrontare dibattiti sul problema dell'inserimento della donna nell'odierna e difficile società di cui tutti purtroppo siamo vittime. Questo club, vorrei si chiamasse proprio "Maria Pia", in modo che chiunque avrà la possibilità di conoscerlo, si ricorderà di una grande donna che é stata un'ennesima vittima di questo mondo, che, privo di valori, basa il suo potere e la sua importanza sulla violenza. Lo scopo di questa mia iniziativa é, dunque, quello di cercare di aiutarci, insieme, a comprendere alcuni problemi che ci coinvolgono direttamente, e soprattutto a cercare di cambiarli.

Emanuela Mannarino


Al signor Gratton,

sono una ragazza di 17 anni di nome Duilia. Dopo aver letto il suo articolo, sono rimasta molto colpita dal suo modo pacato e sereno di raccontare questa grande tragedia che si é abbattuta su di lei. In una società come la nostra, ancora piena di ignoranza e pregiudizi si tende, come nel suo caso, a giustificare chi commette un atto del genere, colpevolizzando la vera vittima: la donna. Pertanto, come lei dice, sua moglie Maria Pia non solo é stata violentata fisicamente, ma anche moralmente, infangando le grandi doti di bontà e altruismo. La morte, é difficile da accettare, ma sua moglie rimarrà comunque viva nella memoria di quanti hanno recepito il suo messaggio, quasi come un modello di vita.

Duilia De Piro


Egregio Prof. Enrico Gratton,

mi chiamo Mannarino Rosanna, sono una studentessa italiana di sedici anni e frequento il 4º Liceo Scientifico ad Amantea (CS). Con i miei compagni di classe e la nostra professoressa di italiano, oggi 15/12/95 abbiamo letto il vostro messaggio sul giornale "Repubblica". Ci é sembrato davvero ammirevole il modo in cui ha saputo presentarci la sua cara Pia. Una donna semplicemente fantastica. L'angelo che tutti noi vorremmo avere al nostro fianco. Il ritratto della donna che si apre al mondo, che non limita il proprio estro, che, come lei ben sa, ha camminato nella vita con un bacio sempre sulla bocca... immagine incantevole e struggente. Potessimo anche noi saper vivere. Vivere veramente come lei, senza paura di tarpare le nostre ali, mostrandoci per come siamo e non da ipocriti. Avrei tanto voluto conoscere sua moglie personalmente, ma sono ugualmente felice di averlo potuto fare tramite lei. Sono convinta che, mai, una persona come lei potrà morire, resterà sempre qualcosa della sua Pia in ogni persona che, come me, sente di aver colto una verità nuova, oggi, mentre leggeva le sue belle parole. Qualsiasi parola, sento che non esprimerebbe in fondo ciò che provo, una nuova forza interiore, una candela che di colpo, si accende; spero che sappia coltivare il fiore della vita che da oggi é germogliato in me. E chi altri potrei ringraziare se non lei, se non sua moglie. Sembra troppo bello che sia davvero vissuta una donna così, ma credo nella possibilità che fra tante persone insofferenti alla vita, qualcuno nasca e cresca con una speranza in più per trascinarsi negli anni. Quale peso é assumersi tante responsabilità e saperle affrontare con grinta e determinazione, chi non può o non vuole é proprio vittima di questa società che, come lei ben dice, istiga sconsideratamente ad atti ineffabili di violenza; ma so per certo che da questa tragedia, non solo lei, non solo io, ma anche la sua cara Pia abbia raggiunto davvero il suo traguardo, quello di infondere in ognuno la volontà di andare avanti comunque, in ogni modo, incantati da una nuova prospettiva di vita da realizzare in se e poi in comune. Servono anche dolori, tragedie come queste, a far aprire gli occhi, purtroppo, su una realtà che si avvia, progressivamente, alla deriva; per questo, come ogni giorno, ma da oggi con una grinta in più, mi propongo di non deludere lei, la sua cara Pia, e soprattutto me stessa. Oggi la voce di Pia é riecheggiata nel mondo intero, grazie .

Rosanna Mannarino


Caro Enrico,

mi scusi se uso questo tono cosi confidenziale. Ho letto il suo articolo e mi ha colpito molto il modo in cui ha parlato di sua moglie. La descrizione di una donna onesta, dedicata alla famiglia, al lavoro, alla sua affermazione nella società e poi stroncata dalla pazzia di un uomo che come lei ben dice, si cerca anche di giustificare. Il suicidio é stato un niente per quell'assassino che le ha tolto la sua Pia, quell'essere crudele che non definirei neanche animale, quasi un oggetto in balia del mondo che scarica sulla gente la sua depressione ed il suo vittimismo. Considerare sempre la donna colpevole é solo da ipocrita, ma quello che adesso più conta é fare giustizia, perché Pia ne ha bisogno. Perdere la persona amata é come perdere un pezzo di vita. Svegliarsi e ritrovarsi senza Pia deve essere stato orribile. Aver diviso con lei momenti belli e brutti, aver affrontato con lei tutti gli ostacoli della vita e poi di colpo ritrovarsi soli. Soli in questo mondo senza ideali che ti toglie tutto, anche le persone che più ami, per le quali vivi. Ma la vita deve continuare per Pia, perché lei vorrebbe questo. Non ci si può abbandonare passivamente alle difficoltà piccole e grandi che siano. Pia, da lassù, le é sempre vicina, come lo é stata quando era ancora come lei su questo mondo assassino, per proteggerla e per guidarla affinché possa continuare la battaglia che lei ha iniziato con la sua morte.

Maria Rosaria Mazzarello


In questa società dove regna l'egoismo, la corruzione, la sete di ricchezza e di fama, la storia di Pia é una delle poche fiammelle che infonde nell'animo di coloro che credono in un futuro migliore, un po' di speranza e soprattutto l'amore per la vita. Non possiamo giustificare l'atto di quel folle uomo ne, a parer mio, condannarlo. La sua aggressività é solo uno dei pochi modelli presentati dai mass-media e frutto di una società che pian piano si priva dei suoi grandi valori e che alimenta la violenza contro le donne. Ma il sorriso di Pia, testimonia comunque che esiste ancora la forza necessaria per lottare, lottare contro la prepotenza. Il suo sorriso é qualcosa di grande e di estremamente importante, é qualcosa che ci arricchisce dentro. Credo che Pia, con la sua filosofia di vita debba diventare il modello di molte donne, quasi di tutti noi che abbiamo perso la fiducia e che non abbiamo compreso di poter cambiare il mondo.

Marcella Staccunnedu


Ascoltate
...la sua voce parla ancora
la sua voce gaia
voce di una dolce compagna
di una grande mamma
che ci insegna a dir no
a sorridere per dir si
possiamo vederla
si, brilla dentro di noi.

Marcella Staccannedu


Signor Gratton,

sono una studentessa del Liceo Scientifico. La lettura del suo articolo mi ha suscitato profonde emozioni, soprattutto quando ha descritto sua moglie. Ma non credo che bastino queste mie parole per colmare quel vuoto che adesso si ritrova. La sua forza, però, e la bellezza del suo carattere continuano a vivere, anche se queste sono state spezzate dalla pazzia di un omicida. Un gesto, che come dice lei é ingiustificabile, e non possiamo considerare sua moglie, con il suo rifiuto, la vera colpevole di questo gesto sfrenato. Mi ha colpito la strada intrapresa da vostra moglie, il suo donarsi agli altri senza nessuna riserva. Nessun uomo ha il diritto di togliere la voglia di vivere ad una persona; tuttavia sono convinta che la dolcezza e la semplicità della sua amata Pia, con le sue parole rimarranno ancora vive.

Lucia Perri


A Pia

Pia , dolce é il ricordo di te,
in giorni tristi e bui,
luminoso é lo sguardo che mi rivolgevi,
meraviglioso é il sorriso che illuminava le mie ore,
i miei giorni,
caloroso il saluto che mi offrivi,
presenti sono ancora i tuoi baci nel pensier mio,
batte ancora il cuore per te
ma vuota é la mia vita senza te,
che passa lentamente senza finire mai,
senza che il mio corpo e il tuo sian tutt'uno,
senza che le mie labbra sfiorino le tue.
Addio amor mio,
con te ho sorriso ed ho pianto
ma nel mio cuore ora c'é solo rimpianto.

Enrico

Loredana Magliocco


Caro Enrico,

io mi chiamo Paolo e scrivo da Amantea, in provincia di Cosenza. Leggendo con la mia professoressa di italiano quotidiano "Repubblica" , sono rimasto molto colpito, specialmente dal fatto che a volte si può anche incolpare, si può considerare una donna come la causa di uno stupro. Incolpare la donna, secondo me, é una cosa molto ingiusta, perché l'essere umano ha il proprio corpo, e non può cambiarlo, e nessuno può fare violenza su di esso. E' molto bella l'immagine di Maria Pia come lei l'ha descritta. Una donna sempre con il bacio sulle labbra, che non girava mai armata, perché non si era fatta impressionare dalla paura. Naturalmente, io non sono interessato alla borsa di studio che lei galantemente ha istituito, non perché essa sia destinata ad una donna, ma perché a me e a tutta la mia classe interessa far vivere ancora Maria Pia, perché, come lei ha detto, ella vive ancora, e per noi potrebbe diventare il simbolo delle donne che subiscono violenza, proprio per il suo carattere insieme forte e gentile, una donna che ha pagato con la vita l'amore per la libertà.

Paolo Aloe


Caro signor Gratton,

con le sue considerazioni sul vile assassinio di sua moglie, la cara signora Maria Pia, e sul modo del giornalismo locale ed internazionale di vivere e far rivivere al mondo dei lettori il triste accaduto, si é reso valido e convincente sostenitore del diritto di tutti, soprattutto dei più deboli e, tra questi, le donne, a non rinunciare alla piena e libera espressione di se stessi. Lo ha fatto non con la forza delle argomentazioni filosofiche , ne con il freddo richiamo a principi razionali di libertà ed uguaglianza. Sarebbe stato come restare nel solco della giusta e sacrosanta, ma spesso inutile perché scontata, predica moralistica. Lo ha fatto, invece, con la forza del sentimento di chi ha, personalmente, subito un atto di violenza inaudita e priva di ogni giustificazione. Non si é pero scagliato risentitamente contro il bestiale autore del delitto, ma ha saputo sollevarsi sulla vicenda personale, per quanto dolorosa fosse, ed ha additato razionalmente e senza risentimento le responsabilità vere di un atto che si fa regola ed abitudine in una società che ha scelto la violenza come antidoto alla quotidiana assenza di motivazioni capaci di riempire la vita degli uomini. Mi creda, caro signor Gratton, lei ha vinto in tanti cuori, come il mio, una grande battaglia lungo la strada che deve portare tante donne a non lasciarsi più tarpare le ali, a non rinunciare ad essere se stesse con la loro anima ed il loro corpo, con la loro femminilità, intesa come espressione materiale e spirituale della natura. Lei ha fatto del caso di sua moglie, il caso dell'umanità intera che non può più sopportare la violenza di uno dei sessi sull'altro, e peggio, la terribile giustificazione di una sorta di "normalità" del caso. Io credo che l'umanità intera si senta ferita nel suo orgoglio e che non possa più accettare la bestialità di belve, vittime dei più bassi istinti, pronte a spegnere il sorriso di una vita generosa. Quando poi tali istinti sono provocati da un "sistema", poiché abbiamo toccato il fondo del degrado morale, punto di partenza per una grande rivolta interiore, capace di capovolgere i comportamenti e di modificare la situazione a favore di un'umanità che si vergogna di essere "bestiale" ed aspira a divenire razionale e ricca di sentimento. Questo é il messaggio che ci giunge dalla compianta signora Maria Pia , ed é per questo che ella vive tra noi e di questo messaggio lei, signor Gratton, si é fatto portatore.

Anna Rosaria Pino


Caro signor Gratton,

ieri in classe sentendo la sua pubblicazione, sono stata presa completamente dalle sue parole e quello che mi ha colpito di più é stato quel modo poetico e pieno d'amore, con il quale ha descritto la sua Pia. Lei l'ha presentata come una donna straordinaria che si basava su una filosofia semplice, che trasmetteva a tutti attraverso l'esempio e il sorriso. E' vero che in questi atti la stampa, molte volte, tende a descrivere dettagli inutili, giustificando dietro un assurdo profilo psicologico, i colpevoli: cosi la donna é sempre ritenuta responsabile di aver fatto cadere l'uomo in tentazione. Esemplare é stato il suo intervento e credo che leggendo, molti siano rimasti colpiti interiormente. La sostanza e la bellezza delle parole con cui l'ha descritta, hanno suscitato in me sentimenti meravigliosi, indescrivibili, l'amore grande che prova per lei, terrò la fiaccola del suo animo sempre accesa. Anche se non l'ho conosciuta personalmente, attraverso il suo messaggio, lei l'ha eternata anche nel mio cuore. Le sono veramente vicina.

Stefania Suriano


Leggendo la sua lettera ho riflettuto a lungo sui mali che affliggono la società. Maria Pia é stata vittima della malvagità di un uomo che, anche se ha dei problemi psicologici e morali, non é assolutamente giustificabile. Le scrivo perché la sua tragica storia mi ha turbato profondamente e voglio aiutarla nel non fare dimenticare alla società che é esistita una grande donna, Maria Pia, e che continua ad essere fra noi. A tal proposito ho preso l'iniziativa di organizzare una raccolta di fondi per la realizzazione di un edificio che abbia le strutture per accogliere persone di tutte le età che presentano problemi a livello psichico e morale, per curarle ed educarle a vivere nella società. Questo ricovero ho intenzione di chiamarlo "Casa Maria Pia" in nome di una donna che sicuramente avrebbe ammirato questo gesto e avrebbe contribuito per la sua realizzazione. Ho ammirato il modo in cui lei ha presentato sua moglie, degna certamente di essere immortalata in un ritratto di uno dei migliori pittori; un quadro che potrebbe essere posto all'interno del ricovero, in modo che tutti potessero avere la possibilità di incontrare Maria Pia e leggere nei suoi occhi l'emblematica frase di Orazio :"non omnis moriar".

Anna Veltri


Egregio signor Gratton,

il suo articolo non può' lasciare indifferente nessuno e tantomeno me, ragazza diciassettenne, potenziale vittima di una violenza cosi smodatamente riprovevole e subdola. Le confesso di avere, talvolta, paura, paura di una società egoista, malata, che sembra non offrire alcuna sicurezza. Mi ha profondamente colpito il modo in cui lei descrive sua moglie; io non l'ho ne conosciuta ne vista, ma attraverso le sue parole ho come la sua immagine fissa e viva nella mia mente: una donna che crede in ciò che fa, amante della vita e fiduciosa nel prossimo, in un tempo in cui la fiducia é un lusso da non potersi permettere. L'atteggiamento dei Mass-media é stato quello di condannare tali sue virtù, come se esse fossero state la causa generatrice di questa violenza assurda e fatale. Se, al contrario, sua moglie fosse stata cinica, malvagia, poco sensibile ai problemi altrui, forse sarebbe ancora in vita. Appare evidente, perciò, come lei stesso ha detto, che in una società come la nostra, le uniche "regole" di vita, dovrebbero essere la violenza e l'aggressività. Mi rendo conto che in un momento per lei cosi difficile da accettare e sopportare, delle semplici parole non bastano a lenire il suo dolore, ma vogliono comunque essere un segno di solidarietà, una fiamma in più di quella fiaccola accesa da sua moglie e che continua a bruciare. Cosi come diceva Orazio: "non omnis moriar", anche sua moglie resterà viva fra di noi, grazie al suo "coraggio", un coraggio che supera la morte.

Grazie.

Alessandra Pucci


Caro professore

sono una studentessa di 17 anni, mi rivolgo a lei, scrivendole questa lettera, forse con un po' di tristezza, e forse anche un po' di disagio. Con questa lettera, nella quale mi risulta assai difficile esprimere con poche parole, ciò che veramente sento, cioè di essere vicino a lei in questo profondo dolore e sofferenza, vorrei in ogni modo partecipare a ciò che lei ora sta vivendo. Leggendo l'articolo sul giornale e poi scrivendo questa lettera, mi sono resa conto veramente di un atto cosi violento che ha coinvolto sua moglie, ma che le ha segnato un'intera famiglia, e sul quale fino ad ieri nemmeno riflettevo, sentendolo forse lontano dalla mia vita. Ciò che adesso si prova é solo vergogna, per ciò che era stato ritenuto qualcosa al di fuori della vita quotidiana, ma che ora sento vicino alla mia sensibilità. Ciò che veramente mi ha colpita in quell'articolo é stato il suo grande amore, la sua forza d'animo, la sua capacita di reagire con tanta speranza e consapevolezza verso tutto ciò che é successo. Quando la sua grande capacità di ricordare la donna che lei ha tanto amato, riuscendo a farla sentire viva anche tra quelle persone che non l'hanno mai conosciuta, che non l'hanno mai vista ma che lei grazie alla sua parola é riuscito a farla conoscere al mondo. La gentilezza di vostra moglie, il suo rispetto verso gli altri, il suo amore per il prossimo é riuscito ad entrare nel nostro cuore, come una persona cara, per quelli che non l'hanno conosciuta, e qualcosa di veramente grande per quelli che l'hanno "persa". Quello che veramente ho ammirato in vostra moglie é stato proprio questo rispetto verso gli altri, gli altri che non devono essere scartati o emarginati, ma rispettati. Forse proprio questa sua dolcezza, questo suo amore, non é stato accettato da questa società cosi perversa, che quasi non ti lascia vivere. Non voglio soffermarmi sull'accaduto, forse perché sono la persona meno adatta a parlare ed a commentare l'accaduto. Ho voluto, o per lo meno, ho cercato di esprimermi seguendo il mio cuore, ricordando una donna che certo ha lasciato un'impronta, e che ci ha resi forse più consapevoli, e forse ci ha aiutati anche a crescere in questo mondo di violenza e di ogni sorta di altro "male". Ciò che veramente penso é che non c'é più niente di veramente proprio di ogni uomo che il diritto e l'attesa di essere trattato come uomo. Concludo la lettera ricordando che l'immagine di vostra moglie resterà nei nostri cuori e che certo ci avrà dato un insegnamento, a me come a tante altre ragazze, a tante donne che l'hanno sentita veramente vicina. Infine, le ho scritto questa lettera solo perché sentivo di farlo, forse é solo un piccolissimo gesto fra tanti, ma per me conta veramente, spero di non essere stata sfacciata nei suoi riguardi, se in qualche modo con questa lettera l'ho turbata, e se lo sono stata la prego di perdonarmi.

Giovanna De Pascale


Maria Pia Gratton é morta il 31 ottobre 1995. Ma chi ha ucciso questa donna? Per la legge il colpevole é stato un uomo frustrato, ex-reduce dalla guerra del Golfo, a sbarrare la strada della vita ad una donna che come uniche colpe aveva la sua semplicità ed il suo sorriso rivolto a tutto il mondo. Ma il gesto orrendo che ha compiuto quest'assassino non é certo peggiore di ciò che ha commesso il mondo. Pia é stata violentata una seconda volta dalla stampa, e questa volta in modo peggiore, stavolta é stata violentata la sua memoria. Rendere una donna colpevole del suo omicidio é il gesto peggiore che si possa compiere. Accusare Pia e ricercare nel suo omicidio una scusa plausibile per giustificare l'assassino é forse il gesto estremo e disperato di una società tormentata dalla sua " coscienza ". Si, la società ha ucciso Pia, perché é la società, quella stessa società che noi chiamiamo civile, che propone, attraverso i media e attraverso quotidiani scene di violenze gratuite, al figura ideale di un superuomo che può avere tutto ciò che vuole. Ma nessuno ha mai cercato di chiedersi da dove sgorghi questo fiume di violenza che scorre travolgendo l'uomo e soprattutto la sua umanità. Ma tale figura imbarbarita di uomo può derivare solo da una società che ha calpestato quelli che sono gli ideali di vita civile, perché solo colui che é risultato di una tale situazione può avere il coraggio di uccidere un essere umano come lui, senza vedersi riflesso negli occhi di chi gli chiede pietà. Civile non é certo quest'uomo, perché civiltà non é progresso ma capacità dell'uomo di vivere e di saper vivere con l'uomo. A che serve, infatti, perfezionare una sfera che dentro é vuota? Un albero con il tronco cavo non potrà dare frutti, perché dentro non ha linfa vitale. Ma forse Maria Pia Gratton può non morire del tutto, ella é nel nostro animo e può, anzi deve essere il punto di partenza del lungo cammino che l'uomo deve compiere alla riscoperta della humanitas. Questa lunga strada é stata aperta al mondo dal marito stesso di Pia, il quale ha istituito una borsa di studio in nome di sua moglie, ma il sacrificio di questa donna sarà inutile se noi tutti non affiancheremo il signor Enrico in questo lungo viaggio verso l'uomo.

Genoveffa Guzzo Bonifacio


Caro signor Gratton,

sono un alunno del Liceo Scientifico di Amantea in Provincia di Cosenza. In classe, con la nostra insegnante di italiano, abbiamo letto la vostra lettera, molto significativa e che ci ha colpito tutti. Sua moglie, Maria Pia, ha subito un atto di violenza, lo stupro, che deve farci riflettere molto. Nella lettera da voi scritta avete parlato di alcune persone che considerano la donna l'unica vera colpevole dello stupro. In questo articolo di "Repubblica" si dice che se un uomo violenta una donna ha delle buone ragioni per farlo e le donne respingendo gli uomini sono in parte responsabili. Ormai si vive in una società priva di valori morali dove si esalta e premia la violenza. Maria Pia ci viene presentata da lei come un modello di vita da seguire che ha pagato con la vita il suo amore per la libertà e la sua storia é davvero toccante e triste, era una donna piena di vita, generosa, gentile con una grande forza d'animo che ha percorso le strade della vita con il bacio sulle labbra e che non osava girare armata perché aveva fiducia negli uomini e proprio per questa fiducia é stata violentata. Ho scritto questa lettera per voler ancora ricordare sua moglie e di sicuro la storia di una donna che resterà nel mio cuore.

Carlo Porcella


Caro signor Gratton,

purtroppo ogni uomo nella vita attraverso momenti in cui il cuore sembra fermarsi per il dolore e proprio leggendo la sua riflessione sulla drammatica vicenda che ha coinvolto sua moglie ho provato un grande dolore, ma soprattutto una grande "rabbia" per un uomo che ha tolto ingiustamente la vita ad una donna indimenticabile come Pia, sempre con il bacio sulla bocca, una donna attiva, piena di orgoglio e generosità. Un uomo che non bisogna giustificare per l'atto compiuto, un uomo, pero, che dopo aver visto morire tante persone nella guerra del Golfo é come annebbiato da quei ricordi violenti che non sa più cancellare dalla sua mente e che di conseguenza non riconosce più i veri valori che reggono l'uomo nella società. I nostri momenti di gioia sono la prova che nel buio più profondo brilla sempre una luce, ed essi sono momenti luminosi in cui sembra di capire il mondo e noi stessi e di comprendere per un breve istante la bellezza di tutte le cose viventi. Sono pero istanti fugaci. La vita é fatta d'avvenimenti tristi e lieti, alcuni di essi pero lasciano traccia profonda e spesso possono cambiarla, ma lei deve continuare a tenere accesi come una fiaccola i ricordi di Pia e trasformarli in momenti di gioia, momenti che sono come gradini di una scala che porta sempre più in alto anche perché la forza, la bellezza e la generosità del carattere di Pia non possono morire. E per tenere vivo sempre il ricordo tra coloro che la conobbero e l'apprezzarono sarebbe bene che l'Università dell'Illinois portasse il suo nome. Quello che più mi ha colpito della sua riflessione e che, a volte, si può considerare la donna come uno stupro, giudicata sempre colpevole come Eva. Inoltre non sapevo che gli scienziati come lei hanno dentro questo grande sentimento ed esprimono con parole grandi e commoventi quello che si prova dopo una tragedia. Infine vorrei concludere la lettera dicendo che l'amore é il più bel dono della vita per chi l'ha conosciuto ed apprezzato, mala morte provoca un grande dolore. La gente dice di amare, amare ancora come se l'affetto e l'amore si potesse comprare e vendere.

Pasquale Mazzuca


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