Enio Fantini

Un Ricordo di Pia


Ero teso come all'attesa di uno sconosciuto ministro con Signora i quali magari ti gratificavano, all'incontro, di una fugace stretta di mano e di distaccati convenevoli. Anzi di piu' siccome gli ospiti che attendevo erano due scienziati. Lui di fama mondiale e lei, gia' abbastanza per essergli moglie, poteva tuttavia vantare un curriculum scientifico di tutto riguardo. Me li aspettavo compassati e seriosi.

Arrivarono puntuali all'uscita della Firenze Sud dove ci eravamo dati appuntamento. Scesero dalla loro auto e ci vennero incontro. Lei mi mozzo' il fiato. Non la immaginavo cosi' giovane e bella e sprizzante giovialita' e allegria. Fu lei a rivolgermi per prima la parola e mi sembro' d'averla conosciuta da sempre. Si percorsero assieme gli itinerari piu' belli di Firenze e nonostante li conoscesse meglio di me lasciava che gliene raccontassi la storia, travisata a mio modo, e si divertiva e faceva divertire gli altri che partecipavano al gioco.

Scattai foto alla coppia, che non dimostrava certo i due figli maschi e gia' adulti e una femmina di nove anni, e che si teneva stretta come i fidanzati. Le risfoglio adesso quelle foto. Eccoli con alle spalle San Miniato al Monte, nel giardino degli Orti Oricellari con la statua del Polifemo alta dodici metri, sul Ponte Vecchio, in piazza della Signoria, sotto il campanile di Giotto e rievoco la battuta spiritosa di lei in ogni momento. E poi a tavola, in serenita', con un pizzico di commozione ad alzare il bicchiere all'avvenire, prima dell'arrivederci.

Enio Fantini


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